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...in volo con aironi,
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Il Parco accompagna il corso del Taro per un tratto di circa 20 km da Fornovo alla via Emilia. In oltre 3000 ha di territorio sono custoditi numerosi valori dell'antico paesaggio fluviale, altrove ormai scomparsi o fortemente compromessi.
Ingrandisci la cartina del ParcoIl riconoscimento del pregio naturalistico non esaurisce lo scopo del Parco, infatti il punto forte della gestione è quello indirizzato alla promozione di comportamenti di maggiore cura del territorio, particolarmente auspicati in quest'area ad elevato tenore economico e sede di importanti attività produttive che rendono assai vulnerabile la qualità ambientale.

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I prodotti tipici del Parco del Taro


Carta d'identità gastronomica
Un Parco che si estende in una sia pur piccola sezione della provincia di Parma, giungendo a comprendere parte della periferia del capoluogo, non può che essere un parco di pregiati, ma anche famosissimi formaggi e salumi. E infatti qui si producono Parmigiano-Reggiano e una vasta gamma di prosciutti e insaccati: il celebre crudo e la coppa di Parma, la spalla di San Secondo, lo strolghino. Ma sulle rive del Taro clima e terreni favoriscono anche la coltivazione di ortaggi, tra cui una particolare varietà di cipolla, la Dorata di Parma: grande, color giallo oro, dal sapore forte e intenso.

VINO

Colli di Parma Doc
L'influenza del fiume agisce sulla qualità del vino che si produce nell'area del Taro.
Maggiore umidità, maggiore presenza di acqua nei terreni dovrebbero costituire elementi non ideali per una produzione di altissima qualità.
Ma come sempre è l'uomo, in vigna e in cantina, che riesce a regolare a suo favore le condizioni pedoclimatiche e a ricavare risultati eccellenti, anche da situazioni non completamente favorevoli.

SALUMI

Prosciutto di Parma Dop
La zona di produzione comprende il territorio in provincia di Parma a sud della Via Emilia, a un'altitudine non superiore ai 900 metri. Il prosciutto si deve ricavare dalle cosce fresche di suini nazionali di razza Large White, Landrace o Duroc, pesanti almeno 150 chili, allevati e macellati dopo i nove mesi di età.
Le cosce sono rifilate asportando muscolo, cotenna e grasso per almeno il 24% del peso totale. La salagione si svolge in due fasi: la cotenna è dapprima trattata con sale umido, il magro con sale a secco; dopo una settimana di riposo, le cosce subiscono un'altra leggera passata di sale e riposano ancora per due, tre settimane. Eliminato il sale residuo, maturano altri 60, 90 giorni in ambienti al 75% di umidità. Sono poi lavate e asciugate in condizioni ambientali naturali, appese e battute per conferire loro una forma tondeggiante. Si passa quindi alla sugnatura, ricoprendo con grasso di maiale, sale, pepe macinato e talvolta farina di riso la fossetta attorno alla noce e la parte muscolare. La stagionatura si protrae per 10, 12 mesi, secondo la pezzatura.
Il prodotto finito è privo di piedino. Il peso non deve essere inferiore ai 7 chili; il colore al taglio è uniforme tra il rosa e il rosso, inframmezzato dal bianco delle parti grasse.

Coppa di Parma
Forse meno celebre dell'omonima Dop piacentina, è un salume lavorato a crudo utilizzando i muscoli cervicali del maiale, parte del collo e della spalla. La carne è condita con sale e pepe e, dopo otto, dieci giorni, con aglio e vino (bianco o rosso). Dopo un'eventuale seconda salatura, si insacca nel budello suino detto bondeana o bondiana (alcuni produttori usano come intercapedine la "pellina", cioè l'involucro della sugna). Si lega il salume, si praticano piccoli fori nel budello in modo da evitare i ristagni d'aria e lo si tiene per qualche giorno in locali ventilati. Segue la stagionatura in ambienti umidi e freschi (13, 14 gradi) per un periodo minimo di cinque, sei mesi, ma anche per un anno.

Spalla di San Secondo
Questo salume cotto prende nome dal piccolo paese del Basso Parmense dove sin dal Medioevo viene prodotto. Oggi la produzione - in parte ancora artigianale, ma soprattutto industriale - si estende a tutta la Bassa, a Langhirano e a una parte della provincia di Cremona. Si utilizza la carne magra della spalla suina, incluso l'osso, e una percentuale di grasso pari a circa il 30% del peso totale.
La spalla è posta in un bagno di salamoia con aggiunta di spezie e vino bianco, a una temperatura di 3, 4 gradi. Dopo 15 giorni si estrae, si asciuga, si sala ancora a secco e si insacca nella vescica del maiale. Dopo due o tre mesi di stagionatura - alcuni praticano anche una leggera affumicatura - la spalla viene lessata in un brodo metà di acqua e metà di vino a 80 gradi, badando che non prenda mai il bollore.
In genere si cuoce un'ora per ogni chilo di peso. Questa è la tecnica tradizionale. La produzione industriale invece prevede, dopo la stagionatura, il disosso della spalla e la cottura a vapore sotto pressione.

Strolghino
Tipico della provincia di Parma, è un salame di antica tradizione, poco o per nulla speziato, che si consuma fresco. Lo si prepara con i ritagli delle cosce suine usate per i prosciutti, macinati non troppo fini e mescolati con parti più grasse tagliate a mano. Nell'area del parco non si aggiunge pepe, solo poco sale e pochissimo salnitro, e si insacca in un piccolo budello bovino, ottenendo strolghini di 3, 4 etti, lunghi 25, 30 centimetri e larghi circa 4, che vanno mangiati entro 15, 20 giorni.

FORMAGGI

Parmigiano-Reggiano Dop
Siamo nella zona storica di produzione, quella da cui il formaggio ha preso parte del nome, Parmigiano. Dunque i caselli che si riferiscono a quest'area vantano un pedigree di prim'ordine. E a maggior ragione il discorso vale per quelli che operano all'interno del parco, in condizioni ambientali protette. Anche se siamo in pianura e dunque il latte proviene da animali stabulati, i caselli selezionati nel Taro si collocano all'interno di uno standard qualitativo mediamente molto alto.

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